Spiralis Mirabilis Magazine - Arti marziali e cultura tradizionale cinese
 

C'era una volta in Cina

Francesco Russo - Spiralis Mirabilis Magazine - Arti marziali e cultura tradizionale cinese Francesco Russo - Direttore Spiralis Mirabilis, studioso, praticante e insegnante di arti marziali tradizionali cinesi
Pagina pubblicata in data 9 agosto 2025
Aggiornata il 21 ottobre 2026

Huang Feihong - Spiralis Mirabilis Magazine - Arti marziali e cultura tradizionale cinese e alla cultura tradizionale cinese

C'era una volta in Cina, 黃飛鴻 huáng fēihóng, è un film del 1991 diretto dal regista 徐克 xú kè.

Una pellicola che ha segnato una tappa importante del genere dei film di arti marziali cinesi e ha dato origine a una serie di film, i primi tre con protagonista Jet Li nel ruolo di Huang Feihong (1847 – 1924).

Huang Feihong è stato una figura storica reale: medico e artista marziale del 廣東 guǎng dōng, legato alla tradizione dello stile 洪家拳 hóngjiā quán.

Di lui si hanno però poche notizie documentate. L'immagine dell'eroe quasi leggendario che dedica la vita a curare e difendere i deboli deve molto alle leggende popolari e soprattutto al cinema di Hong Kong, che a partire dal 1949 gli ha dedicato decine di film.

La pellicola uscì nelle sale di Hong Kong il 15 agosto 1991 e il successo fu immediato, con un incasso di quasi 30 milioni di dollari di Hong Kong. Fu poi portata in diversi festival e nel 1992 fu distribuita negli Stati Uniti in una versione ridotta rispetto ai 134 minuti originali.

Il film è ambientato a 佛山 fóshān, nella seconda metà dell'Ottocento, durante un periodo di grande tumulto per la Cina governata dai 清 qīng. La data esatta non è indicata, e il film non ha pretese di rigore storico: lo dimostra anche qualche anacronismo nei dettagli.

Una delle prime battute del film dà però l'idea del clima:

"Hong Kong è stata ceduta all'Inghilterra, Macao al Portogallo, la Russia ha invaso la provincia dello 黑龍江 hēilóngjiāng. La nostra Nazione ora è divisa."

È una frase che condensa in poche parole eventi lontani nel tempo e di natura diversa: la cessione dell'isola di Hong Kong con il Trattato di Nanchino (1842), l'insediamento portoghese a Macao (dal 1557, con sovranità riconosciuta solo nel 1887) e il Trattato di Aigun con la Russia (1858). Serve a trasmettere allo spettatore l'idea di una Cina sotto pressione da parte di potenze straniere.

È importante sottolineare che il film non è una cronaca né un'opera storica rigorosa. Si tratta di un'opera di intrattenimento del genere d'azione con sfondo le arti marziali.

La pellicola è un prodotto del cinema di Hong Kong del 1991, e mostra come quel cinema raccontasse l'Ottocento cinese e l'incontro con l'Occidente. Non è invece una fonte attendibile su come "i cinesi" percepissero il colonialismo, allora o oggi: nella Cina dell'Ottocento convivevano ostilità verso gli stranieri (dalle Guerre dell'oppio alla rivolta dei Boxer) e interesse per le novità occidentali (le riforme di modernizzazione, i porti aperti al commercio, gli studenti inviati all'estero).

Gli occidentali nel film sono rappresentati in modo molto negativo, spesso come figure violente e sprezzanti della cultura cinese. La scena d'apertura del film sottolinea questa caricatura: durante una festa con la danza del leone, degli stranieri scambiano i petardi per colpi d'arma da fuoco e sparano sulla folla.
In oltre a rendere possibile tutto questo contribuisce l'azione di funzionari imperiali corrotti e accomodanti.

Il film non è però un semplice schema "cinesi buoni contro stranieri cattivi". Se da un lato non mancano le critiche verso chi, fra i cinesi, si lascia attrarre dalle promesse dei reclutatori che propongono il viaggio verso gli Stati Uniti, Nazione presentata come terra promessa ma che in realtà bisognosa di manodopera a basso costo, è anche vero che il personaggio della "Zia Yee", tornata dall'America, è presentato come un personaggio positivo, tanto che Wong la protegge.

Diversi critici alla pellicola descrivono i personaggi come confusi sulle proprie lealtà e sulla propria identità.

Wong Fei-hung (nella grafia cantonese) è presentato come una figura ideale, che si oppone alle ingiustizie grazie alle sue abilità marziali. Le sue "battaglie" sono fortemente simboliche e mirano a proteggere i più deboli, i propri cari e i valori tradizionali.

Sul piano storico-culturale si può ricordare che il film uscì a Hong Kong quando era ancora colonia britannica, pochi anni prima del 1997. Molti studiosi leggono i suoi temi di identità e appartenenza anche in questo contesto, ma il successo si spiega con molti fattori: la regia, le coreografie e il carisma di Jet Li.

Da un punto di vista narrativo il film è "confuso", quasi da mal di testa. Decine di attori e comparse riempiono ogni scena, con una trama che va in mille direzioni e non sempre riesce a raggiungere una conclusione.

Le scene d'azione, in particolare i combattimenti, presentano coreografie spettacolari, nelle quali spiccano le capacità atletiche di Jet Li. Il regista ricorre a tecniche innovative per il cinema cinese, con angolazioni dinamiche e montaggi rapidi.

Una delle sequenze più significative della pellicola è quella dei titoli di apertura, quasi una "clip musicale": un gruppo di praticanti di arti marziali si allena in riva al mare guidato da Wong Fei-hung. La musica è la canzone 男兒當自強 nàahm yìh dōng jih kèuhng, cantata in cantonese da 林子祥 làhm jíchèuhng, che significa "Un uomo deve essere forte per sé stesso".
Musica, parole e immagini trasmettono un messaggio di "dignità" della cultura cinese.

"C'era una volta in Cina" è stato accolto positivamente da critica e pubblico, diventando un classico del cinema d'azione. Ha avuto un impatto duraturo sul genere delle arti marziali e ha aperto la strada a numerosi sequel.

Non è solo un film d'azione avvincente: è anche un'opera che invita a riflettere sulle questioni culturali e sociali dell'Ottocento cinese, purché la si legga come un film e non come un libro di storia.

Metti in pratica la vera conoscenza
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Francesco Russo

NOTE SULLA TRASCRIZIONE FONETICA
Le parole in lingua cinese quando appaiono per la prima volta sono riportate in cinese tradizionale con la traslitterazione fonetica. A partire dalla seconda volta, la parola è riportata con il solo pinyin senza indicazioni degli accenti per favorire una maggiore fluidità della lettura dei testi.

BREVE PROFILO DELL'AUTORE
Francesco Russo, consulente di marketing, è specializzato in consulenze in materia di "economia della distrazione".

Nato e cresciuto a Venezia oggi vive in Riviera del Brenta. Ha praticato per molti anni kick boxing raggiungendo il grado di "cintura blu". Dopo delle brevi esperienze nel mondo del karate e del gong fu, ha iniziato a praticare Taiji Quan (太極拳tàijí quán).

Dopo alcuni anni di studio dello stile Yang (楊式yáng shì) ha scelto di studiare lo stile Chen (陳式chén shì).

Oggi studia, pratica e insegna il Taiji Quan stile Chen (陳式太極拳Chén shì tàijí quán), il Qi Gong (氣功Qì gōng) e il DaoYin (導引dǎoyǐn) nella propria scuola di arti marziali tradizionali cinesi Drago Azzurro.

Per comprendere meglio l'arte marziale del Taiji Quan (太極拳tàijí quán) si è dedicato allo studio della lingua cinese (mandarino tradizionale) e dell'arte della calligrafia.

Nel 2021 decide di dare vita alla rivista Spiralis Mirabilis, una rivista dedicata al Taiji Quan (太極拳tàijí quán), al Qi Gong (氣功Qì gōng) e alle arti marziali cinesi in generale, che fosse totalmente indipendente da qualsiasi scuola di arti marziali, con lo scopo di dare vita ad uno strumento di divulgazione della cultura delle arti marziali cinesi.

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Dopo alcuni anni di studio dello stile Yang (楊式yáng shì) ha scelto di studiare lo stile Chen (陳式chén shì).

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