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武術與中國文化 - Arti marziali e cultura tradizionale cinese

Giornata mondiale della pace

Colomba della pace - Spiralis Mirabilis Magazine - Arti marziali e cultura tradizionale cinese

Pagina pubblicata in data 1° gennaio gennaio 2016
Aggiornata il 1° gennaio 2026

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Capodanno, il primo giorno del nuovo anno: una festa non solo per l’inizio del nuovo anno, ma anche un giorno dedicato a "tutti i veri amici della pace", come scrisse Papa Paolo VI nel messaggio con cui nel 1968 istituì la Giornata mondiale della pace.

Il 1° gennaio del 2016 dalla finestra della stanza che allora era adibita a "piccolo luogo di pratica", potei ammirare un’alba che tingeva il mondo di colori brillanti e vivi.

Mi sentii come un monaco che attende in preghiera i primi raggi di sole per dipingere un’icona sacra. I raggi di luce illuminarono la stanza, scaldandola con un colore caldo nonostante il freddo che avvolgeva il mondo esterno. Percepii la luce accarezzarmi il viso mentre restavo in piedi al centro della stanza, nella posizione del palo (站樁 zhàn zhuāng).

Dieci anni dopo, i capelli sono più bianchi e tante cose sono cambiate, ma le emozioni sono le medesime. Il caso vuole che anche questa mattina si siano verificate le stesse condizioni meteo di dieci anni fa (ritratte nella foto sottostatante).

Alba - Spiralis Mirabilis Magazine - Arti marziali e cultura tradizionale cinese
Alba su Brenta (Brenta Nova) località Pava - Vigonovo (VE) - 1° gennaio 2026

Il ruolo di divulgatore impone un impegno di educazione e formazione al concetto di pace. Come sottolineò papa Francesco nel suo messaggio per la XLIX° giornata mondiale della pace "Vinci l’indifferenza e conquista la pace", nel quarto capoverso del sesto paragrafo si legge:

"Anche gli operatori culturali e dei mezzi di comunicazione sociale hanno responsabilità nel campo dell’educazione e della formazione, specialmente nelle società contemporanee, in cui l’accesso a strumenti di informazione e di comunicazione è sempre più diffuso. È loro compito innanzitutto porsi al servizio della verità e non di interessi particolari. I mezzi di comunicazione, infatti, non solo informano, ma anche formano lo spirito dei loro destinatari e, quindi, possono dare un apporto notevole all’educazione dei giovani. È importante tenere presente che il legame tra educazione e comunicazione è strettissimo: l’educazione avviene, infatti, per mezzo della comunicazione, che influisce, positivamente o negativamente, sulla formazione della persona."

Pace: condizione naturale dell'uomo...

Oggi, come dieci anni fa, ammirando il paesaggio attorno a me, un senso di pace mi ha pervaso: pace, pace, pace.

Mi fermo sul significato di questa parola, che cerca di descrivere una condizione naturale dell’uomo. Quella condizione naturale, quella naturalezza che spesso soffochiamo, condizioniamo e manipoliamo al punto da allontanarci dal sentiero che ci permette di ricongiungerci con il dào.

La conoscenza della nostra lingua, delle parole che pronunciamo, ci permette di comprendere i limiti del linguaggio. Più cerchiamo di descrivere la realtà attraverso la parola e più ci allontaniamo dalla vera natura delle "cose". Questo vale ancor di più per concetti come quello espresso dalla parola "pace".

Il calligrafo 許慎 xǔ shèn autore di uno dei più importanti dizionari della storia cinese, il 說文解字 shuōwén jiězì, definisce il carattere míng (che esprime il concetto di nome) nel seguente modo: significa dichiarare la propria identità. Il carattere è composto da bocca kǒu e da crepuscolo .

Al crepuscolo calano le tenebre e non è più possibile scorgersi l'un l'altro e distinguere le cose. Per questo si usa la voce per dichiarare il proprio nome e i nomi delle cose. Nel momento in cui calano le tenebre le cose non sono più riconoscibili. Non sono più distinguibili l'una dall'altra.

Il nome delle cose serve, quindi, a ricordarci che cosa esse sono quando sono manifeste alla luce. A questo serve il linguaggio, a questo serve la parola. A nominare le cose perché risultino chiaramente distinguibili.

Una visione non così lontana da ciò che è scritto in Genesi 2:19-20, in cui Dio presenta all'uomo gli animali per permettergli di nominarli. L'uomo è chiamato così a riconoscere e ordinare la realtà, non a dominarla in modo alienante ma a integrarla nel disegno della creazione di Dio.

Cosa avviene se rinunciano al linguaggio? Nella visione daoista calano le tenebre, mentre nella visione cristiana rinunciamo a metterci al desiderio di dominio del Creato accettando di integrarci a esso.

Se rinunciamo al linguaggio non ci sono più cose da nominare. Se non ci sono cose da nominare non esistono cose che desideriamo e cose che respingiamo. Cose buone o cattive. Cose belle o brutte, e così via.

Rinunciando al linguaggio diveniamo pienamente aperti all'esperienza del mondo in quanto "uno". La presa di coscienza dei limiti del linguaggio permette di far emergere la realtà nella sua totalità.

Questa "accettazione" ai limiti del linguaggio è stata resa in modo magistrale dal regista Krzysztof Kieślowski nel suo Dekalog 1. Emblematica è la scena in cui per spiegare al proprio nipote che cosa è Dio la zia lo abbraccia e li chiede che cosa sente. La risposta è: l'amore. Ciò che sente attraverso l'abbraccio, l'amore, è Dio. Del resto "un gesto vale più di mille parole.

"Per avere una vera pace, bisogna darle un'anima. L'anima della pace è l'amore."
Paolo VI

Comprendendo i limiti del linguaggio e rinunciando al dominio sulle cose di quest'ultimo, possiamo abbracciare il mondo senza distinzioni, possiamo far cadere i concetti di confine, i popoli diventano un solo popolo e così via.

Devo, ovviamente, constatare (a malincuore) però che siamo ancora lontani da questa comprensione. Dobbiamo crescere ancora molto.

Alle porte dell'Europa sono tante le sofferenze. Il 2026 inizia con il conflitto fra Ucraina e Russia ancora in corso dopo quattro anni.

Vede proseguire l'azione di forza da parte dell'esercito di Israele a Gaza.

Senza contare che in tutto il pianeta si contano decine e decine di milioni di persone in fuga per colpa di svariati conflitti.

Penso alle parole di Tiziano Terzarni riportate da suo figlio Folco in "La fine è il mio inizio": "È strano, perché i cimiteri come noi li concepiamo sono luoghi di dolore, di sofferenza, di pianto, circondati da cipressi neri. Mentre in verità il grande cimitero della Terra è bellissimo, perché è la natura."

Per quanto io ami la riflessione di Terzani che sottende la frase che ho riportato, temo che il grande cimitero della Terra, per quanto bello, sia solo un grande luogo di dolore, della cui bellezza siamo incapaci di godere.

Conoscere le causa di tutto questo dolore, del perché in ogni angolo del pianete l'essere umano trova un motivo per annichilire con ogni mezzo il suo prossimo è importante, fondamentale. È altrettanto importante però che la ricerca del "perché" non diventi essa stessa il motivo per dividersi in fronti contrapposti.

Diventa fondamentale insistere sull'importanza della coltivazione interiore. Della crescita personale di ognuno di noi. L'unica strada per raggiungere quello stato di "naturalezza" che permette di connettersi con il Dao.

Il grande tema dell'armonia presentato in un libro come il 《內業》 nèiyè è figlio del contesto storico in cui il libro fu concepito. Un contesto di straordinaria creatività spirituale generata da una condizione di conflitto quasi "perenne". Un periodo storico che non a caso è definito degli Stati Combattenti.

Uno scenario di caos dominato dalla violenza e dalla sopraffazione, in cui ha luogo un'immane distruzione. È da questa condizione che nasce il pensiero dell'autore del Neiye.

Un pensiero capace di immaginare che il greve, opaco e buio presente - "il tempo degli assassiin, dei ladri e dei banditi" come scrive Amina Crisma - avrebbe avuto fine e gli esseri umani, nonostante tutto, serbassero entro di sé la capacità di alzare gli occhi verso l'alto, sollevandoli dalle zolle insaguinate di orrendi campi di battaglia.

Come ben descrive Giuseppe Ungaretti nella sua poesia "I fiumi", l'esperienza della violenza, della guerra porta a sentire la necessità di ritornare all'armonia del cosmo. A essere in comunione con il creato, la natura...
Mi sono riconosciuto
Una docile fibra
Dell'universo.

Il discorso all'umanità

Concludo con uno dei "discorsi" più belli ma scritti (che puoi vedere e ascoltare cliccando qui).
Discorso che sintetizza quanto scritto in questo articolo.

Mi dispiace, ma io non voglio fare l'imperatore. Non voglio né governare né comandare nessuno. Vorrei aiutare tutti: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo unirci, aiutarci sempre, dovremmo godere della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l'un l'altro. In questo mondo c'è posto per tutti. La natura è ricca e sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l'abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, fatto precipitare il mondo nell'odio, condotti a passo d'oca verso le cose più abiette.

Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformati in cinici, l'abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchine ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è vuota e violenta e tutto è perduto. L'aviazione e la radio hanno avvicinato la gente, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell'uomo, reclama la fratellanza universale. L'unione dell'umanità. Persino ora la mia voce raggiunge milioni di persone.

Milioni di uomini, donne, bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di segregare, umiliare e torturare gente innocente. A coloro che ci odiano io dico: non disperate! Perché l'avidità che ci comanda è soltanto un male passeggero, come la pochezza di uomini che temono le meraviglie del progresso umano. L'odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. Il potere che hanno tolto al popolo, al popolo tornerà. E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi comandano e che vi disprezzano, che vi limitano, uomini che vi dicono cosa dire, cosa fare, cosa pensare e come vivere! Che vi irregimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie! Voi vi consegnate a questa gente senza un'anima! Uomini macchine con macchine al posto del cervello e del cuore.

Ma voi non siete macchine! Voi non siete bestie! Siete uomini! Voi portate l'amore dell'umanità nel cuore. Voi non odiate. Coloro che odiano sono solo quelli che non hanno l'amore altrui. Soldati, non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate che nel Vangelo di Luca è scritto: - Il Regno di Dio è nel cuore dell'Uomo -.

Non di un solo uomo, ma nel cuore di tutti gli uomini. Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, il progresso e la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare si che la vita sia bella e libera.

Voi che potete fare di questa vita una splendida avventura. Soldati, in nome della democrazia, uniamo queste forze. Uniamoci tutti! Combattiamo tutti per un mondo nuovo, che dia a tutti un lavoro, ai giovani la speranza, ai vecchi la serenità ed alle donne la sicurezza. Promettendovi queste cose degli uomini sono andati al potere. Mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. E non ne daranno conto a nessuno. Forse i dittatori sono liberi perché rendono schiavo il popolo.

Combattiamo per mantenere quelle promesse. Per abbattere i confini e le barriere. Combattiamo per eliminare l'avidità e l'odio. Un mondo ragionevole in cui la scienza ed il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia siate tutti uniti!"

Charlie Chaplin - Discorso all'umanità - Il grande dittatore

Metti in pratica la vera conoscenza
實踐真知
shíjiàn zhēnzhī

Francesco Russo

NOTE SULLA TRASCRIZIONE FONETICA
Le parole in lingua cinese quando appaiono per la prima volta sono riportate in cinese tradizionale con la traslitterazione fonetica. A partire dalla seconda volta, la parola è riportata con il solo pinyin senza indicazioni degli accenti per favorire una maggiore fluidità della lettura dei testi.

BREVE PROFILO DELL'AUTORE
Francesco Russo, consulente di marketing, è specializzato in consulenze in materia di "economia della distrazione".

Nato e cresciuto a Venezia oggi vive in Riviera del Brenta. Ha praticato per molti anni kick boxing raggiungendo il grado di "cintura blu". Dopo delle brevi esperienze nel mondo del karate e del gong fu, ha iniziato a praticare Taiji Quan (太極拳tàijí quán).

Dopo alcuni anni di studio dello stile Yang (楊式yáng shì) ha scelto di studiare lo stile Chen (陳式chén shì).

Oggi studia, pratica e insegna il Taiji Quan stile Chen (陳式太極拳Chén shì tàijí quán), il Qi Gong (氣功Qì gōng) e il DaoYin (導引dǎoyǐn) nella propria scuola di arti marziali tradizionali cinesi Drago Azzurro.

Per comprendere meglio l'arte marziale del Taiji Quan (太極拳tàijí quán) si è dedicato allo studio della lingua cinese (mandarino tradizionale) e dell'arte della calligrafia.

Nel 2021 decide di dare vita alla rivista Spiralis Mirabilis, una rivista dedicata al Taiji Quan (太極拳tàijí quán), al Qi Gong (氣功Qì gōng) e alle arti marziali cinesi in generale, che fosse totalmente indipendente da qualsiasi scuola di arti marziali, con lo scopo di dare vita ad uno strumento di divulgazione della cultura delle arti marziali cinesi.

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一口氣。一種武術。一個世界。
Yī kǒuqì. Yīzhǒng wǔshù. Yīgè shìjiè.

—— 龍小五

Un solo respiro. Una sola arte marziale. Un solo mondo.
—— 龍小五

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